Il 2 giugno 1946 gli italiani e le italiane ( queste per la prima volta ) vengono chiamati alle urne non solo per scegliere fra monarchia e repubblica, ma anche per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. L’esito di quella consultazione non solo determina – come è noto – la vittoria della repubblica, ma anche la fine della pari dignità politica tra i partiti antifascisti che aveva contrassegnato le relazioni all’interno del CNL ( il Comitato di Liberazione Nazionale ). La Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, divenuta il centro del sistema politico dà vita ad un governo di coalizione, guidato da A. De Gasperi, in cui entrano anche liberali e repubblicani, ma che si basa sostanzialmente sull’accordo fra i tre maggiori partiti – democristiano, comunista e socialista – e che dura fino al maggio del 1947, quando le forze di sinistra ne vengono estromesse da De Gasperi, reduce da un viaggio negli Stati Uniti. E’ questa, insieme alla scissione del partito socialista che vede nascere il Partito socialdemocratico guidato da G. Saragat, una delle conseguenze più visibili, sul piano interno, delle tensioni internazionali che caratterizzano la cosiddetta Guerra Fredda. Tuttavia la fine dell’accordo di governo non segna la fine dell’accordo costituzionale che porterà alla stesura e alla promulgazione della Costituzione Italiana.
L’assemblea costituente è l’organo elettivo, composto da più membri, cui spetta il compito di ridisegnare le regole fondamentali dell’ordinamento dello stato quando questo muta radicalmente regime. Infatti all’Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno del 1946, viene assegnato il compito di dare all’Italia un nuovo Stato secondo il responso uscito dalle urne. L’Assemblea Costituente, che comprende 556 deputati eletti con il sistema elettorale proporzionale, risulta composta da:
207 deputati della Democrazia Cristiana (35,2%)
115 socialisti (20,7%)
104 comunisti (18,7%)
41 liberali dell’Unione democratica nazionale (6,7%)
30 del Fronte dell’uomo qualunque (5,4%)
23 del Partito repubblicano (4,4%)
16 del Blocco nazionale per la libertà (2,9%)
7 del Partito d’azione (1,4%)
4 indipendentisti siciliani (0,7%)
2 della Concentrazione democratica repubblicana (0,4%)
2 del Partito sardo d’azione (0,3%)
e uno ciascuno per il movimento unionista, i cristiani sociali, i “contadini”, i demolaburisti e i comunisti d’Italia.
Il compito dell’Assemblea Costituente, già di per sé enorme, è reso più gravoso dal fatto che parte praticamente dal nulla. Esiste solo un Ministero per la Costituente, istituito dal governo Parri nell’estate del 1945 e attivo fino al luglio del 1946, che raccoglie studi e riferimenti stranieri.
L’Assemblea Costituente inaugura i lavori il 25 giugno 1946 ed elegge , in quella data, il suo presidente nella persona di Giuseppe Saragat, allora esponente di spicco del partito socialista ( dopo la scissione del 1947, l’incarico sarà assegnato al comunista U. Terracini ). L’Assemblea funge anche da parlamento, ma il suo compito prioritario è quello di redigere la nuova carta costituzionale . Tuttavia emerge subito chiaramente la difficoltà operativa di coordinare un gruppo di lavoro composto da più di 500 persone. Pertanto il 15 luglio viene approvata la decisione di affidare il compito di redigere il testo-base, da discutere ed approvare in Assemblea, ad una commissione più ristretta, la Commissione per la Costituzione detta anche Commissione dei 75 per il numero dei membri chiamati a comporla. Tali membri- detti anche i “saggi”- vengono scelti con criterio proporzionale e conseguentemente all’interno della Commissione si rispecchiano i rapporti di forza dell’Assemblea eletta a giugno e nella quale i partiti maggiori detengono 426 seggi su 556 totali. Le donne presenti in Commissione sono cinque: Maria Federici , Angela Gotelli , Leonilde Lotti , Teresa Noce, Lina Merlin , cioè due democristiane, due comuniste e una socialista.
La Commissione si costituisce ufficialmente il 19 luglio e a presiederla viene chiamato il demolaburista Meuccio Ruini, già a capo del Consiglio di Stato, uomo quindi di provata esperienza, unico esponente della “vecchia” classe politica coinvolto nel lavoro costituente, che viene scelto perchè equidistante sia dai cattolici che dai comunisti.
Tuttavia, per procedere più speditamente , alla fine dell’estate la Commissione dei 75 decide di articolarsi in tre sottocommissioni, a ciascuna delle quali viene assegnato il compito di elaborare una parte della costituzione.
- La prima , si occupa della parte relativa ai diritti e doveri dei cittadini : individuali, sociali , politici. Presidente è Umberto Tupini , democristiano.
- La seconda , deve occuparsi della parte riguardante l’ordinamento della repubblica . E’ presieduta da Umberto Terracini , comunista.
- La terza, ha il compito di delineare la parte relativa ai rapporti economici e sociali : ne è presidente Giuseppe Ghidini socialista .
Riguardo alle sottocommissioni sono da evidenziare due elementi inerenti rispettivamente i compiti e la composizione. In primo luogo , la divisione dei compiti non è – si potrebbe dire – quantitativamente equilibrata. Infatti alla seconda sottocommissione spetta disegnare tutta l’impalcatura istituzionale dello stato, sarà pertanto la più numerosa e concluderà i lavori con notevole ritardo rispetto alle altre due. Per questa ragione sarà ulteriormente articolata in sezioni che cureranno la parte del testo relativa al potere esecutivo e quella relativa al potere giudiziario. Per quanto riguarda la composizione va detto che ogni forza politica sceglie quali e quanti dei propri “saggi” inserire nelle diverse sottocommissioni. I criteri seguiti, di norma, coniugano competenze personali e priorità politiche del partito di appartenenza. Da ultimo va notato che le presidenze sono assegnate ad un democristiano, a un comunista e a un socialista cioè ai membri dei partiti protagonisti dell’accordo politico-costituzionale . Il lavoro delle sottocommissioni si concentra, sostanzialmente, in cinque mesi e si conclude il 31 gennaio 1947.
La complessità dei lavori che coinvolgono le tre sottocommissioni rende, però, necessaria anche la creazione di un organismo di coordinamento, il cosiddetto Comitato dei 18, cui viene assegnato innanzitutto l’incarico di evitare interferenze fra sottocommissioni e di impedire che si diano sovrapposizioni di norme sugli stessi argomenti. Il Comitato funge anche da strumento di verifica dello stato dei lavori. Al Comitato sarà attribuito anche il compito di formulare il testo base – articolato, “ricucito” e “ripulito” – che dovrà essere presentato e discusso in Assemblea plenaria. La natura delle funzioni, via via, attribuite al Comitato, è quindi essenzialmente politica, dal momento che di fatto diviene il luogo della mediazione, della ricerca quotidiana dell’accordo, della sintesi degli opposti. E’ questa la sede in cui vengono dibattute, sino all’ultimo, le questioni più controverse. Non a caso il Comitato avrà il compito di presentare il testo costituzionale all’Assemblea e continuerà a seguirlo dall’inizio alla fine. Entrano a far parte del Comitato i tre presidenti delle sottocommissioni insieme a giuristi e politici, di riconosciuto prestigio e competenza, che giocheranno un ruolo decisivo nell’elaborazione della carta costituzionale. Fra questi vanno ricordati Calamandrei, Rossetti, Fanfani, Moro, Mortati, Togliatti, Giolitti. Anche il Comitato è presieduto da M. Ruini, le sue riunioni sono riservate e non sono redatti verbali.
Il 4 marzo 1947 comincia in sessione plenaria l’esame del progetto di costituzione messo a punto dalla Commissione dei 75. Nonostante la scissione socialista e la fine dell’esperienza del cosiddetto governo tripartito i lavori della Costituente procedono, segno evidente della comune volontà di difendere la funzione costituente dalle vicende politiche contingenti nonché del forte senso di responsabilità di tutti i leader di allora. Occorrono 170 sedute ma, alla fine, il 22 dicembre 1947 l’Assemblea Costituente approva il testo definitivo della Costituzione della Repubblica italiana. Dei 515 presenti, 453 votano a favore mentre 62 sono i contrari. Il testo approvato viene firmato dal capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola e controfirmato da Alcide De Gasperi, in qualità di capo del governo, e da Umberto Terracini, in qualità di presidente dell’Assemblea Costituente. Il 1° gennaio 1948 la Costituzione della Repubblica Italiana entra in vigore.